{"id":55,"date":"2010-01-21T15:13:08","date_gmt":"2010-01-21T14:13:08","guid":{"rendered":"http:\/\/collettivounirc.noblogs.autistici.org\/post\/2010\/01\/21\/guerino-nistic-figlio-di-franco-scrive-al-presidente-della-repubblica\/"},"modified":"2010-01-21T15:13:08","modified_gmt":"2010-01-21T14:13:08","slug":"guerino-nistic-figlio-di-franco-scrive-al-presidente-della-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/?p=55","title":{"rendered":"Guerino Nistic\u00f2, figlio di Franco, scrive al Presidente della Repubblica"},"content":{"rendered":"<div class=\"note_header\">\n<div class=\"note_title_share clearfix\">\n&nbsp;\n<\/div>\n<div class=\"note_title_share clearfix\">\n&nbsp;\n<\/div>\n<div class=\"note_title_share clearfix\">\n&nbsp;\n<\/div>\n<div class=\"note_title_share clearfix\">\n<span style=\"color: #808080\">Badolato (Cz), <\/span>\n<\/div>\n<\/div>\n<div align=\"right\">\n<\/div>\n<div class=\"note_content text_align_ltr direction_ltr clearfix\">\n<div align=\"right\">\n<\/div>\n<p><span style=\"color: #808080\">20 gennaio 2010 \t\t\t\tLettera aperta al Presidente Napolitano<\/span><\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/p>\n<div>\n<span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif\">Caro Presidente,<br \/>\ncolgo l&rsquo;occasione della Sua visita in Calabria per renderLa partecipe<br \/>\ndella condizione di un giovane calabrese e di tanti suoi conterranei. <\/p>\n<p>Le indirizzo questa lettera per ci&ograve; che Lei rappresenta agli occhi di<br \/>\nchi, come me, vede nel Suo ruolo istituzionale il simbolo di uno Stato<br \/>\ndi cui mi sento parte e di cui sento ancora il dovere di prenderne le<br \/>\ndifese. Uno Stato fondato sull&rsquo;Uguaglianza e sul Lavoro, nato dalla<br \/>\nResistenza di chi non ha mai smesso di pensare e ha avuto il coraggio e<br \/>\nla responsabilit&agrave; di Resistere. <\/p>\n<p>Le parole del Suo discorso di fine anno risuonano di una eco amara per<br \/>\nchi vive una realt&agrave;, quella della nostra terra, che non conosce<br \/>\n&ldquo;serenit&agrave;&rdquo; da troppo tempo. Lei parla di &ldquo;nuove generazioni, di riserve<br \/>\nmagnifiche di energia, di talento e di volont&agrave;&rdquo;, di motivazione e<br \/>\nqualit&agrave;, specializzazione ed energie dei &ldquo;giovani che hanno potuto<br \/>\nprendere le strade migliori&rdquo;. Lei sottolinea l&rsquo;importanza di garantire<br \/>\nopportunit&agrave; di formazione capaci di far emergere i talenti e premiarne<br \/>\nil merito. Le scrivo perch&eacute;, a chi vive in questa terra maledettamente<br \/>\nbella, fa rabbia sentirsi impotenti di fronte all&rsquo;impossibilit&agrave; di<br \/>\naprire tali strade. <\/p>\n<p>I preoccupanti dati che sono emersi dal Rapporto Swimez 2008,<br \/>\nsull&rsquo;Economia del Mezzogiorno, e dall&rsquo;ultimo report della Banca<br \/>\nd&rsquo;Italia, sulle dinamiche migratorie interne, denunciano che tra il<br \/>\n1990 e il 2005 circa 2 milioni di persone hanno abbandonato il<br \/>\nMezzogiorno per cercare lavoro al Nord e, nel periodo 2000-2005, circa<br \/>\n80000 laureati hanno lasciato il Sud. <\/p>\n<p>Le scrivo, dunque, con l&rsquo;amara consapevolezza che spesso al Sud<br \/>\n&ldquo;l&rsquo;unica strada possibile&rdquo; per un giovane &egrave; quella di andare via.<br \/>\nInnanzi a tale costrizione, come non sentirsi impotenti?<br \/>\nQuesta impotenza, dovuta al fatto che troppo spesso ci piombano<br \/>\naddosso, come macigni, problemi ed avvenimenti che dovrebbero essere<br \/>\nimpensabili in un paese che si ritiene civile, come morire in sala<br \/>\noperatoria per mancanza di energia elettrica, fa sembrare la via pi&ugrave;<br \/>\nfacile quella della resa.<\/p>\n<p>In Calabria &egrave; quando non smetti di credere nel cambiamento e continui<br \/>\nad impegnarti e lottare in prima linea, attivamente, che paghi il<br \/>\nprezzo pi&ugrave; alto della frustrazione. Perch&eacute; ogni volta si ha la<br \/>\nsensazione di sbattere contro un muro di gomma e si &egrave; costretti a<br \/>\ntornare indietro e ricominciare daccapo. Muro che spesso viene<br \/>\ncostruito proprio da chi dovrebbe contribuire ad abbatterlo.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, per chi vuole rimanere in Calabria senza arrendersi ad un<br \/>\nsistema deviato, non &egrave; possibile smettere di lottare. E la lotta<br \/>\ndiventa sempre pi&ugrave; necessaria per rincorrere la possibilit&agrave; di avere<br \/>\nuna vita dignitosa e vedersi riconosciuti i propri diritti<br \/>\nfondamentali. <br \/>\nFino a quando dovremo lottare strenuamente per elemosinare un lavoro<br \/>\nspesso in nero, precario ed insicuro; per avviare una sana e seria<br \/>\niniziativa imprenditoriale senza ritrovarci le porte chiuse in faccia<br \/>\ndalle banche; per vivere la nostra quotidianit&agrave; in un ambiente salubre<br \/>\ne non violentato e deturpato da colate di cemento, abusivismo, frane,<br \/>\nveleni radioattivi e discariche abusive; per avere strade sicure e<br \/>\nammodernate, trasporti efficienti; per ambulanze attrezzate in ogni<br \/>\nospedale, per una sanit&agrave; liberata da interessi criminali e clientelari;<br \/>\nper essere veramente &ldquo;liberi&rdquo; di vivere e costruirci qui, qui nella<br \/>\nnostra amata Terra!, un destino diversamente possibile?<\/p>\n<p>&Egrave; troppo comodo parlare di Calabria e parlare di &lsquo;ndrangheta, mancanza<br \/>\ndi lavoro, carenze infrastrutturali e cedere al luogo comune della<br \/>\ndisperazione e del lassismo, dell&rsquo;apatia e della rassegnazione. Quello<br \/>\nche &egrave; successo nelle ultime settimane ci impone di dare un taglio<br \/>\ndiverso alla discussione. Non possiamo non interrogarci, dal mio<br \/>\nmodesto punto di vista, sull&rsquo;ottusit&agrave; di una classe dirigente che pensa<br \/>\na grandi opere da cartolina in un contesto sempre pi&ugrave; desertico.<\/p>\n<p>Qualche giorno fa si leggeva di questo potere come di &ldquo;Un potere<br \/>\nottuso, per nulla incline a mettersi in discussione, arrogante fino<br \/>\nalle estreme conseguenze. Un potere multiforme, che significa navi dei<br \/>\nveleni, cantieri eterni, dominio della mafia, politica clientelare e<br \/>\ngrandi opere.&rdquo; Sembra una descrizione impietosa ma appare oggi,<br \/>\npurtroppo, estremamente realistica. &Egrave; una politica che, da decenni<br \/>\normai ed in molti casi, sembra stare in piedi solo per gestire<br \/>\nl&rsquo;ordinario e le emergenze, senza poi di fatto offrire ai propri<br \/>\nterritori un progetto organico e complessivo che abbia la valenza di<br \/>\nsoddisfare le vere esigenze ed i reali bisogni della collettivit&agrave; e che<br \/>\nincida in modo sostanziale per migliorare la qualit&agrave; della vita di<br \/>\ntutti i cittadini.<\/p>\n<p>Il 19 dicembre a Villa San Giovanni, i calabresi che non si arrendono a<br \/>\nquesto stato di cose, erano in strada per manifestare l&rsquo;esigenza di un<br \/>\ndiverso ordine di priorit&agrave;. Franco Nistic&ograve; da quella piazza stava<br \/>\nurlando, con la stessa intensit&agrave; di sempre tratta dalla forza delle<br \/>\nidee e della vita reale: la denuncia di una disoccupazione giovanile<br \/>\npreoccupante, del dissesto idrogeologico calabrese, delle grandi e<br \/>\ndelicate questioni ambientali irrisolte, della carenza delle<br \/>\ninfrastrutture e del sistema sanitario, rimarcando ancora una volta il<br \/>\nproblema della S.S.106 che continua ad essere un incessante e assurdo<br \/>\nbollettino di guerra.<\/p>\n<p>E proprio di quelle carenze ne ha pagato il prezzo pi&ugrave; estremo, morendo<br \/>\ne perdendo in modo assurdo la propria vita. In Calabria si pu&ograve; morire<br \/>\nper un&rsquo;ambulanza che non c&rsquo;&egrave; e\/o che non arriva in tempo. Franco<br \/>\nNistic&ograve; era mio padre.<\/p>\n<p>Ed allora i tanti giovani calabresi stanchi di questo stato di cose<br \/>\nchiedono alla Politica di scegliere tra la logica delle grandi opere,<br \/>\nl&rsquo;immobilismo, l&rsquo;assenza di innovazione, la frammentazione del<br \/>\nconsenso, la sclerosi amministrativa e la vita reale.<\/p>\n<p>E il problema in Calabria, perci&ograve;, non &egrave; solo trovare una realizzazione<br \/>\npersonale, non &egrave; trovare una strada per il proprio successo<br \/>\nindividuale. L&rsquo;urgenza &egrave; trovare una strada collettiva che porti i<br \/>\ncittadini calabresi a riconoscersi finalmente nello Stato. <\/p>\n<p>Qui non si tratta pi&ugrave; di sterili piagnistei usati come alibi, ma di<br \/>\nchiedere ed ottenere diritti. E non possono pi&ugrave; essere ammesse deroghe.<br \/>\n&Egrave; necessario rendere tangibile un&rsquo;alternativa a questo potere<br \/>\nclientelare e occulto, a questo sistema malato, fondato sulla mancanza<br \/>\ndi una vera libert&agrave; che potr&agrave; essere arginato solo attraverso<br \/>\nl&rsquo;emancipazione data dal LAVORO.<\/p>\n<p>La nostra terra di Calabria &egrave; da sempre segnata da contraddizioni<br \/>\nprofonde. Una terra capace di dare vita a realt&agrave; esemplari di<br \/>\nintegrazione e accoglienza, come Riace, Caulonia e Badolato, dove i<br \/>\nmigranti sono accolti come una risorsa, non solo dal punto di vista<br \/>\numano e culturale, ma anche sotto il profilo della ripresa economica.<br \/>\nUna Terra, allo stesso tempo, in grado di esprimere realt&agrave; esplosive<br \/>\ncome quella di Rosarno dove &lsquo;ndrangheta razzismo e ignoranza, ma anche<br \/>\nsolidariet&agrave;, si sono sciolte, portando con s&eacute; l&rsquo;illusione della<br \/>\nconvivenza. Convivenza illusoria perch&eacute; non ci pu&ograve; essere convivenza<br \/>\ntra schiavo e padrone.<\/p>\n<p>&Egrave; necessario riflettere sulla rabbia di chi non ha pi&ugrave; niente se non la<br \/>\nsua dignit&agrave; e sul potere di chi la dignit&agrave; l&#8217;ha dimenticata da tempo.<\/p>\n<p>No, nonostante tutto non smetteremo di lottare &ldquo;&hellip; i tanti problemi del<br \/>\nnostro territorio, il dissesto idrogeologico, i giovani, il lavoro, non<br \/>\nhanno bisogno di divisione, ma hanno bisogno di unit&agrave;. Dobbiamo lottare<br \/>\ncon forza e tutti insieme sconfiggere chi marcia contro. E allora la<br \/>\nsperanza siamo tutti noi, vecchi e giovani, per dare insieme una<br \/>\nsperanza a questa Calabria abbandonata da tutti.&rdquo; (Franco Nistic&ograve;)<\/p>\n<p>Sappiamo fin troppo bene che solo questa &egrave; la Sua e la Nostra speranza per la nostra Terra. <\/p>\n<p>Guerino Nistic&ograve;<br \/>\n(Badolato &ndash; Calabria &ndash; Italia?)<\/span>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Badolato (Cz), 20 gennaio 2010 Lettera aperta al Presidente Napolitano &nbsp; Caro Presidente, colgo l&rsquo;occasione della Sua visita in Calabria per renderLa partecipe della condizione di un giovane calabrese e di tanti suoi conterranei. 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