{"id":426,"date":"2011-09-13T16:41:20","date_gmt":"2011-09-13T14:41:20","guid":{"rendered":"http:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/?p=426"},"modified":"2011-09-15T13:02:43","modified_gmt":"2011-09-15T11:02:43","slug":"islanda-quando-il-popolo-sconfigge-l%e2%80%99economia-globale-cosa-accadrebbe-se-lo-scoprissero-tutti-di-andrea-degl%e2%80%99innocenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/?p=426","title":{"rendered":"Islanda, quando il popolo sconfigge l\u2019economia globale! Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti? di Andrea Degl\u2019Innocenti"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #0000ff\"><a href=\"http:\/\/bellaciaogrecia.wordpress.com\/2011\/09\/12\/islanda-quando-il-popolo-sconfigge-leconomia-globale-cosa-accadrebbe-se-lo-scoprissero-tutti-di-di-andrea-deglinnocenti\/\"><span style=\"font-size: medium\">da collettivo BELLA CIAO IN MOVIMENTO<\/span><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/bellaciaogrecia.wordpress.com\/2011\/09\/12\/islanda-quando-il-popolo-sconfigge-leconomia-globale-cosa-accadrebbe-se-lo-scoprissero-tutti-di-di-andrea-deglinnocenti\/\"><\/a><a href=\"http:\/\/bellaciaogrecia.wordpress.com\/2011\/09\/12\/islanda-quando-il-popolo-sconfigge-leconomia-globale-cosa-accadrebbe-se-lo-scoprissero-tutti-di-di-andrea-deglinnocenti\/\"><span style=\"font-size: medium\"><br \/>\n<\/span><\/a><\/span><\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>12         settembre         2011<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">Una         rivoluzione silenziosa \u00e8 quella che ha portato gli islandesi a         ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere         un\u2019altra         costituzione<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">Oggi         vogliamo raccontarvi una storia, il perch\u00e9 lo si capir\u00e0 dopo. Di         quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono         piuttosto         sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad         una         tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. \u00c8 la         storia         di una delle nazioni pi\u00f9 ricche al mondo, che ha affrontato la         crisi         peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne         \u00e8         uscita nel migliore dei modi.<br \/>\nL\u2019Islanda. Gi\u00e0, proprio quel         paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla         cronaca per         vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi         sono         in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero,         ha         dato il via ad un\u2019eruzione ben pi\u00f9 significativa, seppur molto         meno conosciuta. Un\u2019esplosione democratica che terrorizza i         poteri         economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se         messaggi         rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione         finanziaria,         annullamento del sistema del debito.<br \/>\nMa procediamo con ordine.         L\u2019Islanda \u00e8 un\u2019isola di sole di 320mila anime \u2013 il paese         europeo meno popolato se si escludono i micro-stati \u2013 privo di         esercito. Una citt\u00e0 come Bari spalmata su un territorio vasto         100mila chilometri quadrati, un terzo dell\u2019intera Italia,         situato         un poco a sud dell\u2019immensa Groenlandia.<br \/>\n15 anni di crescita         economica avevano fatto dell\u2019Islanda uno dei paesi pi\u00f9 ricchi         del         mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di         \u2018neoliberismo puro\u2019 applicato nel paese che ne aveva consentito         il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel         2003         tutte le banche del paese erano state privatizzate         completamente. Da         allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti         stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano         al         minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di         interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una         sorta         del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto         inglesi         e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">La         Landsbanki fu la prima banca a crollare e ad essere         nazionalizzata in         seguito al tracollo del conto IceSave. Cos\u00ec, se da un lato         crescevano gli investimenti, dall\u2019altro aumentava il debito         estero         delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del         prodotto         interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era         arrivato al         900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pens\u00f2 la crisi dei         mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese,         la         Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e         vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull\u2019euro \u2013 che         perse in breve l\u201985 per cento \u2013 non fece altro che decuplicare         l\u2019entit\u00e0 del loro debito insoluto. Alla fine dell\u2019anno il paese         venne dichiarato in bancarotta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">Il         Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della         coalizione         Social-Democratica che governava il paese, chiese l\u2019aiuto del         Fondo         Monetario Internazionale, che accord\u00f2 all\u2019Islanda un prestito di         2         miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2         miliardi         e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste         ed il         malcontento della popolazione<\/span><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\"> aumentavano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">A         gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento port\u00f2 alle         dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari         internazionali spingevano perch\u00e9 fossero adottate misure         drastiche.         Il Fondo Monetario Internazionale e l\u2019Unione Europea proponevano         allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto         delle         banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla         popolazione.         Era l\u2019unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il         debito         ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che         gi\u00e0 si         erano fatti<\/span><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\"> carico di         rimborsare i propri cittadini.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">Il         nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009,         era una         coalizione di sinistra che, pur condannando il modello         neoliberista         fin l\u00ec prevalente, cedette da subito alle richieste della         comunit\u00e0         economica internazionale: con una apposita manovra di         salvataggio         venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il         pagamento di         3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le         famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un         interesse del         5,5 per cento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">I         cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure         imposte         per il pagamento del debito. Si trattava di circa 100 euro al         mese a         persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare         per         15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un         debito         contratto da un privato nei confronti di altri. Einars M\u00e1r         Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato         che         quando avvenne il crack, \u201cgli utili [delle banche, ndr] sono         stati         privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate\u201d. Per i         cittadini d\u2019Islanda era decisamente troppo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">Fu         qui che qualcosa si ruppe. E qualcos\u2019altro invece si riaggiust\u00f2.         Si ruppe l\u2019idea che il debito fosse un\u2019entit\u00e0 sovrana, in nome         della quale era sacrificabile un\u2019intera nazione. Che i cittadini         dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di         banchieri         e finanzieri. Si riaggiust\u00f2 d\u2019un tratto il rapporto con le         istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero         finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a         rappresentare.<br \/>\nAccadde che il capo dello Stato, \u00d3lafur Ragnar         Gr\u00edmsson, si rifiut\u00f2 di ratificare la legge che faceva ricadere         tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse,         su         richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si         potessero esprimere.<br \/>\nLa comunit\u00e0 internazionale aument\u00f2 allora         la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed         Inghilterra         minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare         l\u2019isolamento         dell\u2019Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono         il         loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel         caso         in cui il referendum fosse passato, si diceva, verr\u00e0 impedito         ogni         aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente         concesso. Il governo inglese arriv\u00f2 a dichiarare che avrebbe         adottato contro l\u2019Islanda le classiche misure antiterrorismo: il         congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi.         \u201cCi         \u00e8 stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba         del         nord \u2013 ha continuato Gr\u00edmsson nell\u2019intervista \u2013 ma se         accettiamo, saremo l\u2019Haiti del nord\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">I         Cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del         Consiglio         costituente<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">A         marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento         delle         preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere         pagato         dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi         congel\u00f2         immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si         ferm\u00f2.         Nel frattempo, infatti, il governo \u2013 incalzato dalla folla         inferocita \u2013 si era mosso per indagare le responsabilit\u00e0 civili         e         penali del crollo finanziario. L\u2019Interpool emise un ordine         internazionale di arresto contro l\u2019ex-Presidente della         Kaupthing,         Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda         abbandonarono in fretta l\u2019Islanda.<br \/>\nIn questo clima concitato si         decise di creare ex novo una costituzione islandese, che         sottraesse         il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del         denaro         virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva         ottenuto         l\u2019indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a         quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali         (come         inserire la parola \u2018presidente\u2019 al posto di \u2018re\u2019).<br \/>\nPer la         nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta         un\u2019assemblea         costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti,         tramite         regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la         candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni,         avere         l\u2019appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera         di         un qualsiasi partito.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">Ma         la vera novit\u00e0 \u00e8 stato il modo in cui \u00e8 stata redatta la magna         charta. \u201cIo credo \u2013 ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del         Consiglio costituente \u2013 che questa sia la prima volta in cui una         costituzione viene abbozzata principalmente in Internet\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">L\u2019Islanda         ha riaffermato il principio per cui la volont\u00e0 del popolo         sovrano         deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">Chiunque         poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri         occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming         online         e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le         proprie         proposte. Veniva cos\u00ec ribaltato il concetto per cui le basi di         una         nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi         saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato         di         democrazia diretta verr\u00e0 sottoposta al vaglio del parlamento         immediatamente dopo le prossime elezioni.<br \/>\nEd eccoci cos\u00ec arrivati         ad oggi. Con l\u2019Islanda che si sta riprendendo dalla terribile         crisi         economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello         che         viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente         salvataggi         da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranit\u00e0 a         nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione         dei         diritti e della partecipazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif\">Lo         sappiano i cittadini greci, cui \u00e8 stato detto che la svendita         del         settore pubblico era l\u2019unica soluzione. E lo tengano a mente         anche         quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda \u00e8 stato         riaffermato un principio fondamentale: \u00e8 la volont\u00e0 del popolo         sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve         prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per         questo         nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa         accadrebbe se         lo scoprissero tutti?<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da collettivo BELLA CIAO IN MOVIMENTO 12 settembre 2011 Una rivoluzione silenziosa \u00e8 quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un\u2019altra costituzione Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perch\u00e9 lo si capir\u00e0 dopo. 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