{"id":40,"date":"2009-10-01T16:05:39","date_gmt":"2009-10-01T14:05:39","guid":{"rendered":"http:\/\/collettivounirc.noblogs.autistici.org\/post\/2009\/10\/01\/la-marlane-dei-veleni-intervista-in-esclusiva-ad-un-operaio-sopravvissuto\/"},"modified":"2009-10-01T16:05:39","modified_gmt":"2009-10-01T14:05:39","slug":"la-marlane-dei-veleni-intervista-in-esclusiva-ad-un-operaio-sopravvissuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/?p=40","title":{"rendered":"La marlane dei veleni: Intervista in esclusiva ad un operaio sopravvissuto"},"content":{"rendered":"<div class=\"note_header\">\n<\/p>\n<div class=\"note_title\">\n&nbsp;<br \/>\nUn&#8217;intervista ad un &quot;sopravvissuto&quot; all&#8217;assurda corsa al profitto, fatta sempre e solo sulla pelle della gente, da chi non si fa scrupoli ad avvelenare persone ed ambiente.\n<\/div>\n<div class=\"note_title\">\n&nbsp;\n<\/div>\n<div class=\"note_title\">\n&nbsp;\n<\/div>\n<div class=\"note_title\">\n<div class=\"note_title\">\nPubblicato da Francesco Cirillo su:\n<\/div>\n<div class=\"note_title\">\n&nbsp;\n<\/div>\n<div class=\"note_title\">\n<a href=\"http:\/\/scirocco.blog.tiscali.it\">scirocco rosso<\/a>\n<\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/images.google.it\/imgres?imgurl=http:\/\/www.sciroccorosso.org\/marlane%2520dall%27alto.JPG&amp;imgrefurl=http:\/\/www.sciroccorosso.org\/cirillo1.htm&amp;usg=__aC92xKDfJvVOA7KO9qX_yFTHPic=&amp;h=1604&amp;w=2317&amp;sz=2975&amp;hl=it&amp;start=2&amp;sig2=YUoe3mtIzJWNiv-84GK0FQ&amp;um=1&amp;tbnid=O2Y1YMj_6UEuuM:&amp;tbnh=104&amp;tbnw=150&amp;prev=\/images%3Fq%3Dmarlane%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26sa%3DN%26um%3D1&amp;ei=QLrESqyMGJiL_Aa0grGWCA\">Articolo e immagini&nbsp; <\/a>\n<\/div>\n<div class=\"note_title_share clearfix\">\n<div class=\"share_and_hide clearfix\">\n<a class=\"share share_a\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/ajax\/share_dialog.php?s=4&amp;appid=2347471856&amp;p%5B%5D=1342913978&amp;p%5B%5D=142211074222\" title=\"Invia ai tuoi amici o pubblica nel tuo profilo.\" rel=\"dialog\"><br \/>\n<\/a>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"byline\">\n\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\nDopo la Jolly Rosso ed i veleni sotterrati nella valle del fiume<br \/>\nOliva e la nave Cunsky , si apre un altro fascicolo di morte del<br \/>\ntirreno cosentino. Quello sulla fabbrica Marlane di Praia a Mare . la<br \/>\nProcura di Paola ha chiuso le indagini ed ha ipotizzato l&rsquo;omicidio<br \/>\ncolposo a danno di 40 operai della stessa fabbrica. Fu il sottoscritto<br \/>\nche per la prima volta proprio dalle pagine del Domani nel 1999 apr&igrave; il<br \/>\ncaso. Un velo di silenzio aveva accompagnato per anni questi operai<br \/>\nmorti tragicamente fra atroci sofferenze per i veleni che respiravano<br \/>\nogni giorno. Un silenzio tenuto anche da tutti i politici, dai<br \/>\nsindacati ufficiali, dai vari sindaci succedutisi negli anni e che<br \/>\nhanno sempre cavalcato elettoralmente la manovalanza operaia. Un<br \/>\nsilenzio rotto oltre dieci anni fa da un gruppetto di operai aderenti<br \/>\nallo SLAI-Cobas. Fra questi , Luigi Pacchiano , un operaio colpito dal<br \/>\ntumore ma vivo per miracolo, vivo per raccontare quello che ha vissuto<br \/>\ne che ora riportiamo in questa intervista esclusiva. <br \/>\nSono Luigi Pacchiano nativo di Maratea residente a Praia a mare. Vi<br \/>\nvoglio illustrare la mia vita lavorativa. Nel 1959 sono stato assunto<br \/>\nal Lanificio di Maratea. Ho lavorato in questa fabbrica fino al 1963.<br \/>\nDal 1959 al 1963 le misure di sicurezza all&rsquo;interno delle fabbriche non<br \/>\nsi conoscevano proprio per&ograve; Maratea aveva solo la tessitura e<br \/>\nl&rsquo;incollaggio e non aveva altri tipi di lavorazione nocive. Dal 1963 al<br \/>\n1966 sono uscito per motivi personali dalla fabbrica. Nel 1966 sono<br \/>\nrientrato e nel 1969 fummo trasferiti a Praia a mare. In una fabbrica<br \/>\nche si chiamava Marlane. Qui c&rsquo;era la filatura, la tintoria , il fine<br \/>\nsaggio. Quando siamo arrivati noi la fabbrica &egrave; stata cambiata<br \/>\ntotalmente. Arrivando noi hanno smantellato tutti i muri divisori che<br \/>\nprima dividevano i vari reparti e tra questi la tintoria che nella met&agrave;<br \/>\ndegli anni 60 era divisa dagli altri reparti. E cos&igrave; la Marlane di<br \/>\nPraia a Mare divent&ograve; un unico ambiente. La tessitura e l&rsquo;orditura che<br \/>\narrivarono dalla fabbrica di Maratea vennero inserite fra la filatura e<br \/>\nla tintoria e il fine saggio senza alcuna divisione. In questa<br \/>\nsituazione vi ho lavorato fino all&rsquo;11 novembre del 1995. per questioni<br \/>\ndi salute sono dovuto uscire dalla fabbrica. <br \/>\nChe tipo di lavoro facevi ? <br \/>\nFacevo l&rsquo;orditore . cio&egrave; quelli che preparano l&rsquo;ordito per la tessitura<br \/>\n( l&rsquo;ordito &egrave; l&rsquo;insieme dei fili che tesi longitudinalmente sul telaio<br \/>\nsono destinati a incrociarsi con la trama per formare il tessuto &#8211; nota<br \/>\ndell&rsquo;intervistatore-.) . E lavoravo a due tre metri di distanza dalle<br \/>\nmacchine della tintoria. Senza , come dicevo prima senza misura di<br \/>\nprevenzione n&eacute; di protezione.<br \/>\nQuanti eravate gli operai che lavoravate in questa sezione ? <br \/>\nIl reparto orditura era costituito da quattro macchine poste al centro<br \/>\ntra la filatura e la tessitura. Nel complesso gli operai eravamo un<br \/>\n500. <br \/>\nTu hai lavorato sempre nella sezione dell&rsquo;orditura ?<br \/>\nNo. Nel 1972 per questioni di orari di lavoro fui trasferito al reparto<br \/>\nfinissaggio umido e vi rimasi fino al 1983 , poi quando ci furono i<br \/>\nprimi cassa integrati dovetti ritornare di nuovo all&rsquo;orditura. Nel<br \/>\nperiodo di fine saggio in base ai criteri dei dirigenti chi lavorava a<br \/>\ncerte macchine dove si usavano prodotti nocivi veniva consegnata loro<br \/>\nla famosa busta di latte per disintossicarci, dicevano loro. <br \/>\nMa in una situazione come questa, mi chiedo, non venivano in fabbrica ispettori ? <br \/>\nIo in tutti questi anni non ho mai visto un&rsquo;ispezione sanitaria. Io<br \/>\nall&rsquo;orditura ero in un punto strategico della visibilit&agrave; dell&rsquo;intera<br \/>\nfabbrica e non ho mai visto entrare nessuno. N&eacute; abbiamo mai avuto<br \/>\nvisite personali sanitarie. In tutta la mia attivit&agrave; lavorativa ho<br \/>\navuto solo due schermografie . Una volta a Maratea e l&rsquo;altra a Praia<br \/>\npoi mai pi&ugrave;. Non mi risulta neanche che ci fossero medici aziendali. E<br \/>\nchi era addetto all&rsquo;infermeria non era altro che un infermiere. Ci<br \/>\navevano fatto credere per anni che questo infermiere fosse un dottore.<br \/>\nLa prima volta che ho visto un medico aziendale &egrave; stato agli inizi<br \/>\ndegli anni 90 . <br \/>\nNiente controlli quindi nessuna precauzione per i prodotti nocivi che usavate. Come vivevate in questa fabbrica ? <br \/>\nSi, lavoravamo senza alcuna misura di prevenzione, senza controllo<br \/>\nmedico, ci davano questo latte in base ai criteri dei dirigenti e dei<br \/>\ncaporeparto, a chi si a chi no. Non c&rsquo;erano aspiratori n&eacute; in alto n&eacute; in<br \/>\nbasso, i cosiddetti aspiratori a terra, che esistevano ma che non hanno<br \/>\nmai funzionato. D&rsquo;estate si lavorava a 40 grandi di caloria ed a 80<br \/>\ngradi umidit&agrave;, era una cosa impossibile lavorare e spesso abbiamo fatto<br \/>\ndei piccoli scioperi uscendo dalla fabbrica, ma subito dopo eravamo<br \/>\ncostretti a rientrare pena il licenziamento. Parecchie giornate .<br \/>\nall&rsquo;interno della fabbrica ,erano contraddistinte da un grande<br \/>\nquantitativo di polvere e fumo. Tanto che noi dicevamo entrando &ldquo; oggi<br \/>\nnebbia in Val Padana &ldquo;. I vapori provenienti dalla sezione tintoria<br \/>\ncoprivano tutto il reparto e non si vedeva niente. Il cattivo odore era<br \/>\nterribile, anche perch&eacute; per coprire la puzza venivano usate le amine<br \/>\naromatiche . Ci facevano credere che le puzze provenivano dall&rsquo;esterno<br \/>\no che erano conseguenza non legata ai prodotti usati. Difatti quando<br \/>\narrivavano i fusti con i coloranti toglievano le etichette dai fusti<br \/>\ndove c&rsquo;era il teschio di morte con scritto i prodotti contenuti nel<br \/>\nfusto. Venivano tolti subito, E i capireparto ci dicevano di prendere i<br \/>\nfusti a secondo dei colori esterni. E si andava avanti cos&igrave;. La<br \/>\ntintoria era composta da tinto pezza e tinto top. La Marlane lavorava<br \/>\nmolto per lo Stato e produceva divise militari. Le vasche che tingevano<br \/>\nle pezze erano aperte e venivano alimentate con i coloranti che vi si<br \/>\nscaricavano direttamente . Una lavorazione a mano. Loro sostenevano che<br \/>\ni vapori provenienti da queste vasche venivano aspirati da cappe poste<br \/>\nsu di esse. Ma da una brochure stessa diffusa dalla Marlane si poteva<br \/>\nnotare che queste cappe non erano mai esistite. Loro non tenevano le<br \/>\nvasche chiuse per fare raffreddare subito la lana. Quindi l&rsquo;acqua<br \/>\nribolliva all&rsquo;aperto e questo creava i vapori che si disperdevano per<br \/>\ntutta la fabbrica coinvolgendo tutti gli operi. <br \/>\nSi &egrave; i sentito parlare anche di uso di amianto.<br \/>\nL&rsquo;azienda dice che non &egrave; mai stato usato. Non &egrave; vero . I 108 telai<br \/>\nesistenti nella fabbrica avevano i freni che funzionavano ad amianto. E<br \/>\nquesti freni si consumavano abbastanza spesso e velocemente. Quando dai<br \/>\nfreni usciva la polverina ad amianto per eliminarla dagli ingranaggi ci<br \/>\nsi soffiava con una pistola ad aria compressa e tutto andava in aria .<br \/>\nE quindi tutti respiravamo queste polveri . <br \/>\nQuando sono cominciati i primi casi di decesso fra gli operai ? <br \/>\nI primi casi sono avvenuti nel 1973. Operai di trent&rsquo;anni addetti ad<br \/>\nuna macchina che bruciava i fili usando degli acidi. I due operai<br \/>\naddetti a questa macchina sono morti entrambi, e per quello che abbiamo<br \/>\nsaputo il motivo era per questi acidi. Da l&igrave; in poi di decessi ne sono<br \/>\navvenuti in continuazione . Chi per tumore chi per altro. E quando<br \/>\nqualcuno protestava si diceva di stare zitti e di farsi gli affari<br \/>\npropri pena il licenziamento. Secondo una mia idea, una sessantina per<br \/>\nquello che ricordo ma ci sono operai che hanno lavorato in fabbrica e<br \/>\nche nessuno conosceva. Non tutti eravamo di Praia e di Maratea. Molti<br \/>\noperai provenivano dai paesi del circondario. E quando sparivano e<br \/>\nnessuno li vedeva pi&ugrave;, nessuno poteva avere informazione se era morto o<br \/>\nse era stato licenziato, o se aveva trovato un altro lavoro. Io avevo<br \/>\nchiesto pi&ugrave; volte di fare un monitoraggio su tutti quelli che avevano<br \/>\nlavorato nella fabbrica per sapere che fine avessero fatto, chi &egrave; morto<br \/>\ne come &egrave; morto. Un lavoro che volendo ancora oggi si potrebbe fare e<br \/>\nche spero si faccia al pi&ugrave; presto. <br \/>\nUno degli ultimi decessi fu quello di Teresa Maimone di Maratea. Cosa ricordi di lei ? <br \/>\nMi viene la pelle d&rsquo;oca a pensare a questa giovane operaia. Questa<br \/>\nsignora lavorava alla rocchettiera . I prodotti sintetici venivano<br \/>\ntinti prima delle vasche e poi veniva passato sulla rocchettiera. E<br \/>\nquesta signora lavorava qui. E qui la polvere era notevole, perch&eacute;<br \/>\nsfilando il filo ad alta velocit&agrave; si mandava nell&rsquo;aria sia il colorante<br \/>\nche polvere. E lei si lamentava che ogni volta che faceva questo lavora<br \/>\ntutto il suo corpo si faceva rosso di sfoghi. Lei andava dal medico e<br \/>\nquesto le diceva che era una questione alimentare. La cosa &egrave; andata<br \/>\navanti per molto tempo finch&eacute; un giorno mi ricordo che si sent&igrave; male in<br \/>\nfabbrica e stava per svenire. Non si reggeva in piedi e fui proprio io<br \/>\nad accompagnarla dal medico. Il quale ripet&eacute; la solita storia della<br \/>\ncattiva alimentazione. Io poi venni a sapere che, dopo che io non<br \/>\nlavoravo pi&ugrave; in fabbrica si sent&igrave; di nuovo male e fu accompagnata<br \/>\nd&rsquo;urgenza all&rsquo; ospedale di Napoli . E dopo cinque giorni mor&igrave;. Ricordo<br \/>\nun altro operaio addetto alle pulizie che mor&igrave; per tumore ai polmoni.<br \/>\nNe ricordo un altro addetto alle pulizie dei tubi anch&rsquo;egli stroncato<br \/>\nda un tumore. Lo stesso prete di Maratea, Don Vincenzo Iacovino, che<br \/>\nofficiava tutti questi funerali di operai in una sua omelia si scagli&ograve;<br \/>\ncontro l&rsquo;azienda dicendo questa non &egrave; una fabbrica di lavoro ma di<br \/>\nmorte. E questa storia il parroco la dichiar&ograve; anche nello spettacolo<br \/>\ndelle Iene. <br \/>\nEd un certo giorno anche tu hai cominciato a sentire dolori.<br \/>\nE venne il mio turno. Era il 1993 e sfortunatamente anch&rsquo;io mi sentii<br \/>\nmale. Sono andato subito in ospedale per accertamenti. Qualche mese<br \/>\nprima, della crisi forte, sentivo dei fastidi. Andavo sempre al bagno.<br \/>\nHo pensato subito alle conseguenze della polvere che respiravamo.<br \/>\nQuando tornavamo a casa anche due ore dopo soffiandoci il naso veniva<br \/>\nfuori il nero della polvere. E quando si sputava ,si sputava nero. A<br \/>\ncasa arrivavamo che puzzavamo e bisognava fare continue docce per far<br \/>\nsparire il cattivo odore. La mattina del 14 dicembre del 1993 , dunque,<br \/>\nmi ricovero in ospedale. Il 15 dicembre scoprono che avevo un carcinoma<br \/>\nalla vescica .Sono stato immediatamente operato per l&rsquo;asportazione di<br \/>\ntale carcinoma. Da qui inizia il mio calvario. Continue visite mediche,<br \/>\nricoveri ospedalieri, accertamenti, operazioni. Ritornando in fabbrica<br \/>\nsono stato anche deriso dalla dirigenza, che mi dissero che tanto uno<br \/>\nin pi&ugrave; uno in meno, ne erano morti tanti, e non avrebbero fatto alcuna<br \/>\ndifferenza. Pregai di spostarmi in un altro reparto. Non ce la facevo a<br \/>\nstare in piedi e spesso dovevano darmi il permesso per uscire prima. In<br \/>\nquesta occasione conobbi il medico aziendale che mi disse di essere<br \/>\nentrato in fabbrica solo da due anni. Mi chiese se io avevo bisogno di<br \/>\nuna visita per l&rsquo;udito. Io gli spiegavo che avevo bisogna di ben altro.<br \/>\nE lui mi disse di andare in fabbrica presso il suo studio con le<br \/>\ncartelle cliniche dell&rsquo;operazione subita che lui avrebbe provveduto ad<br \/>\nuna visita ufficiale come medico aziendale. E con le cartelle mi reco<br \/>\nnel suo studio aziendale. Mi fa sedere. E con un martelletto mi batte<br \/>\nsul ginocchio. I riflessi sono buoni quindi stai bene, mi dice. Io<br \/>\nallora subito , alzando un po&rsquo; la voce, gli spiego che i miei problemi<br \/>\nsono di ben altra natura. Ed il medico mi sgrida dicendo che io non<br \/>\ncapivo niente di medicina. E la visita finisce l&igrave;. L&rsquo;unica cosa che<br \/>\nriesco a tirare fuori dalla visita medica &egrave; lo spostamento in un altro<br \/>\nsettore della fabbrica. <br \/>\nQuando uscisti dalla fabbrica ? <br \/>\nDall&rsquo;estate 94 fino a novembre del 95 sono dovuto sottostare alle<br \/>\ndecisioni dell&rsquo;azienda che mi obblig&ograve; a continuare a lavorare vicino<br \/>\nalla tintoria. Perch&eacute; poi nessuno mi volle spostare. In seguito avendo<br \/>\navuto una ricaduta fisica nel 95 mi sono dovuto dimettere dal lavoro e<br \/>\nandarmene. Le dimissioni le feci con una lettera all&rsquo;azienda dove<br \/>\nspiegai che nonostante le mie continue richieste non ero stato spostato<br \/>\nad un reparto pi&ugrave; consono alla mia malattia. Pochi giorni prima delle<br \/>\nmie dimissioni un dirigente dell&rsquo;azienda mi aggred&igrave; verbalmente dicendo<br \/>\ncome mi ero permesso a scrivere quelle cose, e mi invitava a<br \/>\nrimangiarmi tutto. Ho una causa in corso per delle frasi che ho<br \/>\nriferito all&rsquo;antimafia di Catanzaro per delle velate minacce ricevute<br \/>\nnelle quali mi si ripeteva che tutto ci&ograve; che io facevo era<br \/>\ncompletamente inutile in quanto avevano soldi per pagare chiunque. L&rsquo;11<br \/>\nnovembre del 1995 esco quindi dall&rsquo;azienda per motivi di salute. <br \/>\nLa fabbrica intanto ha cominciato a smantellare i reparti che conosceva come nocivi. <br \/>\nLa fabbrica ha smantellato e rottamato la tintoria tops , dove<br \/>\ntingevano la lana , nell&rsquo;aprile maggio 1996. Invece la tintoria pezze<br \/>\nnel 1990-91 venne rifatta nuova . Nel senso che arrivarono le vasche a<br \/>\nchiusura. Tutt&rsquo;ora nella Marlane la tintoria ancora esiste, ma &egrave; tutto<br \/>\nrecintato e chiusa. Poi &egrave; cambiato anche il sistema di lavorazione,<br \/>\nperch&eacute; una volta si lavorava il terital , il poliestere, cotone seta<br \/>\nadesso fanno solo un po&rsquo; di lana. Invece la filatura che hanno<br \/>\ninstallato adesso, che &egrave; entrata anch&rsquo;essa in crisi, fa maglieria. E<br \/>\nanche adesso so di operai che si lamentano per la polvere che si alza<br \/>\ndurante la lavorazione. <br \/>\nFino ad oggi potremmo fare un calcolo su quanto potrebbero essere state le morti alla Marlane ? <br \/>\nIo mi ero fermato ad una sessantina. Ma ogni tanto incontro operai che<br \/>\nmi raccontano di nuovi decessi. Ad occhi e croce potremmo essere tra i<br \/>\n90 ed i 120 morti. Se si facesse un monitoraggio si potrebbe stabilire<br \/>\ntutto. La stessa azienda qualche tempo fa in un comunicato uscito su un<br \/>\nquotidiano regionale dichiar&ograve; che nella fabbrica hanno lavorato 1050<br \/>\npersone e che i decessi per tumore sono stati 50. Questo numero secondo<br \/>\nl&rsquo;azienda rientra nella casistica normale delle morti di tumore .<br \/>\nChiaramente provenienti tutti dall&rsquo;esterno. Ma l&rsquo;Inail stessa un anno<br \/>\nprima che io uscissi dalla fabbrica mi aveva riconosciuto la malattia<br \/>\nprofessionale . E il riconoscimento l&rsquo;ho avuto perch&egrave; gli ispettori<br \/>\ndell&rsquo;Inail quando vennero in fabbrica trovarono esattamente tutto<br \/>\nquanto io gli avevo raccontato. Ecco perch&egrave; ho avuto il riconoscimento.<br \/>\nQuando io me ne andai dissi all&rsquo;azienda che avrei chiesto loro i danni.<br \/>\nL&rsquo;azienda mi rispose che problemi loro non ne avevano in quanto avevano<br \/>\ntanti soldi per pagare chicchessia. E questo dialogo con questo<br \/>\ndirigente dell&rsquo;azienda io lo denunciai insieme ad altri operai<br \/>\nall&rsquo;antimafia di Catanzaro facendo il nome di questa persona. Che le<br \/>\ncose non andavano per il verso giusto in quella fabbrica si vedeva<br \/>\nanche dalle schede sui materiali che si usavano che l&rsquo;azienda , su<br \/>\nrichiesta nostra, non consegnava mai identiche. Una volta avevano dei<br \/>\nnumeri altre erano diversi. E questo fatto ci venne confermato da una<br \/>\nsegretaria andata in pensione. <br \/>\nMa i sindacati ufficiali cosa facevano ? Come mai non intervenivano su una situazione cos&igrave; grave ? Cos&igrave; i partiti di sinistra.<br \/>\nI sindacati , cos&igrave; come i partiti non sono mai intervenuti. Parlavano<br \/>\ncon noi ma senza concludere nulla. Molti sindacalisti , ed i partiti ad<br \/>\nessi collegati, erano compromessi con l&rsquo;azienda perch&eacute; avevano delle<br \/>\nfabbrichette dove ricevevano l&rsquo;indotto della stessa azienda. L&rsquo;unico<br \/>\nsindacato che ci ha aiutato &egrave; stato lo Slai Cobas con l&rsquo;on.Mara<br \/>\nMalavenda <br \/>\nOra sappiamo che la Procura di Paola ha chiuso le indagini.<br \/>\nSono felice di questa notizia e spero di arrivare quanto prima al<br \/>\ndibattimento. Mi rendo conto che le indagini sono state difficili<br \/>\nperch&egrave; nell&rsquo;azienda non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; nulla . Non ci sono documenti, non ci<br \/>\nsono schede, non ci sono le famose vasche, non esistono neanche le<br \/>\nplanimetrie originali. Bisogna quindi stare molto attenti. Io mi auguro<br \/>\nche non per questioni finanziarie, ma per una questione di giustizia,<br \/>\nquesta venga data ai tanti operai che sono morti giovanissimi . <\/p>\n<p>sul DOMANI del 1 ottobre 2009\n<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Un&#8217;intervista ad un &quot;sopravvissuto&quot; all&#8217;assurda corsa al profitto, fatta sempre e solo sulla pelle della gente, da chi non si fa scrupoli ad avvelenare persone ed ambiente. &nbsp; &nbsp; Pubblicato da Francesco Cirillo su: &nbsp; scirocco rosso Articolo e immagini&nbsp; Dopo la Jolly Rosso ed i veleni sotterrati nella valle del fiume Oliva e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1289,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-40","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1289"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=40"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=40"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=40"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=40"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}