{"id":256,"date":"2011-03-13T15:15:03","date_gmt":"2011-03-13T14:15:03","guid":{"rendered":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/?p=256"},"modified":"2011-03-13T15:56:35","modified_gmt":"2011-03-13T14:56:35","slug":"smantellano-l%e2%80%99universita-e-processano-chi-protesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/collettivounirc.noblogs.org\/?p=256","title":{"rendered":"Smantellano l\u2019universit\u00e0 e processano chi protesta"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #0000ff\">Comunicato dei collettivi milanesi <\/span><strong> <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Durante l&#8217;ultimo senato accademico, svoltosi il 15 febbraio, \u00e8 stata istituita una commissione disciplinare per valutare le sanzioni disciplinari da comminare nei confronti di 8 studenti, di cui 7 iscritti alla facolt\u00e0 di Scienze politiche, sotto accusa per l&#8217;occupazione di uno spazio nel dipartimento di storia a Scienze Politiche.  Di fronte all&#8217;attacco gravissimo che da anni le politiche neoliberiste hanno condotto nei confronti dell&#8217;istruzione pubblica, cos\u00ec come dello stato sociale, oggi sotto accusa vi sono 8 studenti che insieme a migliaia di altri studenti e lavoratori si sono opposti concretamente alle politiche di aziendalizzazione e mercificazione dell&#8217;universit\u00e0.  Durante i mesi di dicembre e gennaio era stata occupata un\u2019aula nel dipartimento di Storia in via Livorno dove gli studenti avevano creato il dipartimento autogestito, un luogo dove costruire un\u2019universit\u00e0 alternativa ai ritmi imposti dall\u2019universit\u00e0, un luogo dove discutere e confrontarsi in maniera critica, ma anche un luogo dove studiare quando non si trovava posto in biblioteca. L&#8217;occupazione era nata sia per proseguire la mobilitazione contro la riforma Gelmini, sia per promuovere la partecipazione studentesca allo sciopero del 28 gennaio lanciato dalla FIOM. Di fronte a questa soluzione trovata dagli studenti il preside e il rettore non si sono limitati, come le precedenti volte, a chiudere fisicamente gli spazi occupati con grate o cancellate di ferro, ma da veri sceriffi hanno deciso di ricorrere prima alla DIGOS, che ha sgomberato l&#8217;aula 3 volte  identificando e denunciando alcuni dei presenti, e poi di utilizzare lo strumento della commissione disciplinare per sanzionare gli studenti.  \u2022\tPERCH\u00c9 RIAPPROPRIARSI DI SPAZI E TEMPI ALL&#8217;INTERNO DELL&#8217;UNIVERSIT\u00c0 \u00c8 UNA NECESSIT\u00c0 PRIMARIA? Da anni esiste un problema di spazi all&#8217;interno dell\u2019universit\u00e0 e, in particolare, dentro la facolt\u00e0 di scienze politiche . Lo sanno gli studenti che ogni mattina devono vagare a lungo in cerca di un posto al caldo per studiare; lo sanno gli studenti che sono costretti a seguire le lezioni seduti per terra, e quelli che vorrebbero svolgere o auto-organizzare attivit\u00e0 alternative alla didattica imposta dai baroni. Un problema dunque non solo politico, ma anche strutturale, nella gestione degli spazi all&#8217;interno della facolt\u00e0. \u2022\tPERCH\u00c9 PRESIDE E RETTORE HANNO DECISO DI RICORRERE ALL\u2019INQUISIZIONE? LA MOTIVAZIONE \u00c8 POLITICA. Il chiaro intento \u00e8 quello di colpire gli studenti che nei precedenti anni, durante le scorse mobilitazioni, hanno tenuto vive le lotte all&#8217;interno della facolt\u00e0. Non viene quindi recriminato soltanto l&#8217;atto in s\u00e9 dell&#8217;occupazione di un&#8217;aula, ma un intero modus operandi, che va dalla contestazione di momenti come il carrier day (presentazione delle aziende in universit\u00e0) o l&#8217;open day (presentazione tanto idilliaca quanto falsa dell\u2019universit\u00e0 ai futuri studenti), al sostegno delle mobilitazioni esterne di lavoratori e immigrati, alla proposta di una socialit\u00e0 diversa.  Nulla di nuovo: ricordiamo come subito dopo l&#8217;Onda, una semplice partita di calcio all&#8217;interno del cortile della statale (la thecleva&#8217;s cup) sia stata trasformata in un pretesto per colpire attraverso le sanzioni quegli studenti che avevano partecipato alla mobilitazione dell&#8217;autunno appena passato.  Non \u00e8 un caso: proprio nei momenti in cui le situazioni di lotta si moltiplicano all&#8217;interno delle  universit\u00e0, la santa alleanza tra potere baronale e potere politico si salda per spegnere il prima possibile queste situazioni che potenzialmente potrebbero radicarsi. Infatti, dopo l&#8217;Onda del 2008, il ministro dell&#8217;Interno Maroni propose di modificare gli statuti degli atenei universitari per inasprire le sanzioni disciplinari a carico degli studenti in mobilitazione, incentivando i rettori ad utilizzare questo strumento fino ad allora quasi mai adoperato. Per lo stesso motivo gli spazi recentemente conquistati in varie facolt\u00e0 italiane sono stati sgomberati. D\u2019altronde l\u2019universit\u00e0 di Milano, sotto la reggenza del rettore Decleva, ha raggiunto dei pessimi traguardi in termini di repressione: quanto \u00e8 avvenuto in questi anni nelle diverse facolt\u00e0 di questo ateneo \u00e8 infatti il risultato di una politica verticista di elevato inasprimento delle libert\u00e0 d\u2019azione di alcuni studenti. Non a caso negli ultimi anni tutte le istanze di critica e opposizione all\u2019interno dell\u2019universit\u00e0 sono state gestite come un problema di ordine pubblico, con un ricorso quotidiano all\u2019intervento delle forze dell\u2019ordine. Il filo che collega la questura di Milano al rettorato di questa Universit\u00e0 ha trasformato l\u2019universit\u00e0 in uno spazio pubblico \u2018garantito\u2019 per la polizia.  Ricordiamo che nel 2009 proprio per garantire ai neofascisti di azione universitaria di volantinare il loro appoggio alla riforma Gelmini, palesando cos\u00ec il loro carattere servile verso chi sta al governo e di ostilit\u00e0 verso gli interessi di gran parte degli studenti, il rettore autorizz\u00f2 l&#8217;entrata della celere all&#8217;interno dell&#8217;atrio di festa del perdono. Da allora la presenza della polizia in universit\u00e0 \u00e8 diventata una costante.  Chiaramente, come nella realt\u00e0 esterna, anche nell&#8217;universit\u00e0 valgono le stesse logiche repressive: ad essere colpite sono quelle realt\u00e0 difficilmente controllabili perch\u00e9, evitando ogni logica di rappresentanza all&#8217;interno delle varie istituzioni, rifiutano qualsiasi compromesso o concertazione. Sono quindi queste realt\u00e0 ad essere un reale problema per gli interessi di baroni e Confindustria. In quest&#8217;ottica non ci stupisce che preside e rettore legittimino solo gli studenti che si prestano al gioco delle parti in cambio di piccoli tornaconti personali, finendo per diventare dei perfetti burattini. L&#8217;unico comportamento che le istituzioni accademiche accettano all&#8217;interno dei loro feudi-facolt\u00e0 \u00e8 quello che costantemente si uniforma alle loro regole e sottost\u00e0 alle loro decisioni.  \u2022\tLA RIFORMA DELLO STATUTO E L\u2019ATTACCO AI DIRITTI DEI LAVORATORI E STUDENTI: NEGARE OGGI L\u2019AGIBILIT\u00c0 POLITICA APRE LA STRADA AD UN ACCORDO MARCHIONNE ANCHE NELLE UNIVERSIT\u00c0. In questi mesi verranno discusse le modifiche allo statuto d\u2019ateneo per omologarlo ai dettami della riforma Gelmini e dei baroni, rettore Enrico Decleva in primis. Il rettore, infatti, vuole modificare in fretta lo statuto anche per i propri interessi personali in quanto, secondo lo statuto attuale, non potrebbe pi\u00f9 prorogare la propria candidatura. Ma \u00e8 quanto meno allarmante la strana coincidenza che in questi mesi si sta verificando tra l\u2019attacco ai diritti dei lavoratori e l\u2019attacco ai diritti degli studenti sul piano della libert\u00e0 di dissenso:  a gennaio si \u00e8 svolto il \u2018libero\u2019 referendum a Mirafiori, e subito dopo lo sciopero proclamato dalla Fiom per il 28 gennaio tutti gli spazi occupati nelle universit\u00e0 italiane sono stati sgomberati, a Napoli,  Firenze, Milano e infine Pavia: quegli spazi erano stati occupati anche per promuovere la partecipazione studentesca allo sciopero. Se da una parte l\u2019accordo Marchionne limita la libera scelta del sindacato, mettendo di fatto fuori legge i sindacati dissenzienti, i baroni nostrani vogliono mettere al bando gli studenti che in questi anni si sono opposti concretamente ai piani di smantellamento dell\u2019universit\u00e0. Ed onde evitare qualsiasi saldatura tra l\u2019opposizione degli studenti e quella dei lavoratori, i baroni nostrani istituiscono processi: qui si leva la maschera di chi come il preside Checchi da un lato cerca di aggraziare la propria posizione firmando lettere di solidariet\u00e0 ai lavoratori della Fiom, e poi gestisce il dissenso interno alla stregua dei suoi compari maghrebini. In tempi di legislazione ordinaria, la sacra alleanza tra il potere baronale e quello imprenditoriale pu\u00f2 decidere di inserire dei criteri e delle norme che limitano la libera scelta di azione e di protesta da parte di studenti e lavoratori. Cosa ci aspettiamo da un consiglio d\u2019amministrazione in cui saranno presenti almeno 3 membri esterni? Che appoggino le lotte dei lavoratori, o che introducano un accordo-ricatto simile a quello imposto a Mirafiori?  Nonostante le possibili sanzioni disciplinari e gli ultimi sgomberi il problema degli spazi e dell\u2019agibilit\u00e0 politica nell\u2019universit\u00e0 persiste. Per questo riteniamo legittimo continuare con questa lotta che rappresenta la soluzione ad un problema reale e diffuso. Il problema che poniamo riguarda la manifestazione di un\u2019esigenza non soddisfatta che nutriamo come studenti e lavoratori, e riguarda l\u2019accesso e vivibilit\u00e0 dell\u2019universit\u00e0 in quanto spazio di libera crescita. Quello che ci propinano come universit\u00e0 \u00e8 un luogo asservito agli interessi del mercato: quando le aziende chiedono spazi all&#8217;interno delle facolt\u00e0 il rettore stende il tappeto rosso, mentre agli studenti risponde solo con la repressione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre style=\"text-align: right;padding-left: 30px\"><strong><em>Assemblea studenti\u00a0contro la commissione <\/em>\r\nAssemblea Studenti Scienze Politiche\r\nCollettivo di Citt\u00e0Studi Demos S. C.<\/strong><\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Comunicato dei collettivi milanesi Durante l&#8217;ultimo senato accademico, svoltosi il 15 febbraio, \u00e8 stata istituita una commissione disciplinare per valutare le sanzioni disciplinari da comminare nei confronti di 8 studenti, di cui 7 iscritti alla facolt\u00e0 di Scienze politiche, sotto accusa per l&#8217;occupazione di uno spazio nel dipartimento di storia a Scienze Politiche. 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